La sicurezza nell’ erogazione del latte crudo

Tra il 2006 e il 2008, quando i distributori di latte crudo si stavano diffondendo, si verificarono 9 casi sospetti di sindrome emolitico-uremica, un’infezione grave ai reni causata da un batterio, l’Escherichia coli 0157. L’infezione ha colpito i bambini, compromettendo la funzionalità dei reni, fino alla dialisi. Si sospettò che i contagi fossero provocati dal latte non pastorizzato e dalla carne cruda. I casi segnalati erano distribuiti in tutta Italia, con maggiore frequenza nelle regioni padane, attorno a Roma, in Campania e Puglia.
Tuttavia non vi era nessuna correlazione certa tra i nove casi accertati sindrome emolitico-uremica e il consumo di latte crudo, infatti il ceppo batterico infetta diversi alimenti, principalmente vegetali freschi e carni conservate ed è presente nell’ambiente.
Il rischio era comunque grande: la chiusura di tutti i distributori di latte crudo con un enorme danno per gli allevatori.

Il Sottosegretario alla Salute Francesca Martini firmò quindi un’ordinanza con le misure da adottare per garantire la sicurezza dei cittadini in merito all’erogazione di latte crudo nei distributori automatici, entrata in vigore il 14 gennaio 2009.
Tale ordinanza previde:
1.l’obbligo di riportare sulle macchinette erogatrici e sulle bottiglie l’indicazione, oltre a quanto già previsto dall’Intesa Stato Regioni del 25 gennaio 2007, che il latte deve essere consumato previa bollitura;
2.l’indicazione, verrà riportata in maniera ben visibile ed a caratteri in rosso, come data massima di scadenza il 3° giorno dalla data della messa a disposizione del consumatore;
3.la sospensione della commercializzazione di latte crudo attraverso macchine erogatrici non rispondenti ai requisiti;
4.il divieto di somministrazione di latte crudo nell’ambito della ristorazione collettiva;
5.che il responsabile della macchina erogatrice debba escludere la disponibilità di contenitori destinati al consumo in loco del prodotto.
La Coldiretti ritenne “pesante e ingiustificata” questa ordinanza.
La prima reazione di un dirigente dell’associazione: “Prevedere la bollitura è davvero assurdo, il batterio della Escherichia coli muore a 70°. Così si uccidono tutte le proprietà organolettiche del latte crudo. Allora perché non prevedono un provvedimento analogo anche per il latte fresco, quello pastorizzato per intenderci”. Il latte pastorizzato, infatti, viene portato a una temperatura di 60-70°, e non a 105° come in caso di bollitura.

Sito di riferimento:(http://www.ilsalvagente.it/Sezione.jsp?idSezione=1580)

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